Alcuni genitori soffrono di burnout genitoriale, una condizione che porta a sentirsi esausti e appesantiti nel ricoprire questo ruolo. Perché questo accade e come fare per farvi fronte?

Il burnout genitoriale

Nel 2015, le psicologhe Isabelle Roskam e Moira Mikolajczak hanno introdotto il concetto di “burnout genitoriale”. Il concetto si diffuse rapidamente e molti genitori in tutto il mondo riconobbero di essere in questa situazione.
Il termine “burnout” significa letteralmente “esaurimento, surriscaldamento” e viene comunemente impiegato riferirsi ad una condizione di stress cronico e persistente, associato solitamente al contesto lavorativo.

Le ricercatrici Roskam e Mikolajczak, parlando di burnout genitoriale, vogliono riferirsi ad uno stato di esaurimento cronico legato al nostro ruolo genitoriale. Oltre alla stanchezza e pesantezza avvertiti nel ricoprire questo ruolo, possono comparire:

  1. senso di colpa e vergogna
  2. allontanamento emotivo dai figli
  3. fantasie di fuga
  4. sentirsi stufi o rimpiangere le scelte fatte

Indipendentemente dalle sue cause, il burnout è sempre generato da uno squilibrio tra domanda e risorse, quindi emerge nel divario tra realtà e ideale di realtà, ossia nella differenza tra il modo in cui vogliamo, siamo abituati o sentiamo che dovremmo essere come genitori e il modo in cui lo siamo effettivamente.

Fattori di rischio

I fattori di rischio che contribuiscono al burnout dei genitori includono:

  • ideali genitoriali insostenibili (“la buona madre/ il buon padre dovrebbe…”)
  • perfezionismo dei genitori
  • mancanza di una famiglia o di altre reti di supporto
  • partner non solidali e coesi sulle decisioni da prendere
  • distribuzione non paritaria dei compiti genitoriali e domestici.

Il burnout dei genitori è importante non solo perché influisce negativamente sui soggetti adulti coinvolti, ma anche perché ovviamente ha un impatto anche sui figli, arrivando, in casi estremi, a negligenza e maltrattamenti.

Nella società odierna più che in passato, tra i fattori di rischio vi è anche una aumentata tendenza all’individualismo dei bambini favorita dai genitori.
Sebbene la libertà dei nostri figli di prendere decisioni in casa è aumentata (cosa indossare, mangiare, come trascorrere il tempo libero etc), è diminuito il tempo richiesto loro per effettuare piccoli lavoretti in casa (come sparecchiare, mettere a posto la stanza, sistemare qualcosa su richista del genitore etc.) e dare un minimo contributo. Oggi, i genitori si occupano di tutte faccende domestiche, accompagnano i propri figli alle attività extrascolastiche, ad una festa di compleanno etc., sembrano sempre dover incastrare i vari impegni.

Tutto ruota attorno ai desideri dei propri figli, cosa in parte lodevole perché è segnale di attenzione e cura, ma spesso porta i genitori a correre da una parte all’altra e a rinunciare al tempo per il riposo o per se stessi. Altri genitori sono anche “genitori performanti”, ossia iper-coinvolti in ogni attività dei figli: dalla supervisione dei compiti, ai progetti artistici e artigianali, dalla pratica musicale a quella sportiva, ecc. A volte è un modo per limitare gli intoppi ed un desiderio di seguirli per la buona riuscita di tutte le attività, altre volte esprime una necessità di controllo a cui non si riesce a sottrarsi nemmeno quando ci si senta stanchi.

Non sorprende quindi che la ricercatrice William Davies concluda: “Gli studi sull’uso del tempo hanno fatto la constatazione – sconcertante, ma solo a prima vista – che sia gli uomini che le donne spendono sia più ore settimanali di “genitorialità” e più ore di lavoro retribuito rispetto agli anni ’70”.

Scienza e valori

Anche la trasmissione più ampia dei valori è cambiata nel corso del tempo: in passato, l’educazione dei figli ruotava attorno ai valori di pietà e virtù classiche, come: forza del carattere, obbedienza e dovere. Al giorno d’oggi, apprezziamo l’indipendenza, l’immaginazione, l’originalità, l’espressione di sé, l’autenticità, l’autorealizzazione, il perfezionismo, il benessere emotivo, la felicità e la realizzazione. In altre parole, c’è un chiaro passaggio da valori relazionali a quelli individualistici, con uno “spostamento da stili genitoriali a basso consumo di energia a stili ad alta intensità di lavoro e tempo”.
Infatti la “genitorialità basata sul valore dell’obbedienza è molto meno dispendiosa in termini di tempo e di lavoro emotivo rispetto alla genitorialità per l’indipendenza, il pensiero critico, l’unicità e la sintonizzazione immaginativa”. Questo è in parte un bene, ma diventa un elemento negativo quando è troppo spostato in direzione opposta.

Il senso di colpa

Grazie agli studi sull’importanza di un’educazione autorevole e della presenza genitoriale nella crescita dei figli, molti genitori sono ora in iper-in sintonia e timorosi del danno che loro nostra genitorialità può inavvertitamente causare. Anche la pressione sociale è più alta che mai: gli ideali e le ideologie genitoriali sono sbandierati sui social media, in TV, nelle riviste femminili e, naturalmente, in numerosi libri di consulenza genitoriale.

Che fare per gestire il burnout genitoriale?

Riprendendo un concetto dello psicologo D.Winnicott, ad una genitorialità tendente alla perfezione occorre contrapporre una genitorialità “sufficientemente buona”. Piuttosto che diventare nervosi e continuamente in bilico nella necessità d’incastrare i vari impegni, sarebbe meglio ridurli, ma dedicare del tempo di qualità insieme.

Un consiglio che posso dare ai genitori di oggi è: siate gentili con voi stessi. Siete umani e anche voi avete i vostri bisogni e necessità. Non crescerete dei figli disadattati solo perché faranno meno attività e avranno momenti di noia, perché anche da essi verranno fuori dei momenti costruttivi ed educativi. Smettete di correre dietro al tempo e cercate di responsabilizzare i vostri figli. Non siete sempre voi a dover fare i “controllori” dei compiti, devono essere anche loro ad assumersi l’impegno di presentarsi a scuola avendo studiato. Siate genitori con le loro mancanze, come tutti anche i nostri genitori le hanno avute e spesso grazie a quelle abbiamo capito chi siamo e chi volevamo essere.

Laddove vediate che la situazione vi sfugga di mano e che il vostro malessere esiti in scoppi di rabbia, stress, ansia e momenti depressivi sarebbe meglio intraprendere un percorso di Terapia Cognitivo Comportamentale per apprendere strategie per gestire meglio il momento e vivervi questo “difficile mestiere” con più leggerezza.

 

Referenze

Isabelle Roskam et al. “Three reasons why parental burnout is more prevalent in individualistic countries: A mediation study in 36 countries.” Social psychiatry and psychiatric epidemiology, 59:4 (2024): 681-694.

Markella Rutherford, Adult Supervision Required (Rutgers University Press, 2011), pp. 61-2.

William Davies, “Anticipatory Anxiety: Generation Anxiety”, London Review of Books, 2024. Online at: https://www.lrb.co.uk/the-paper/v46/n12/william-davies/anticipatory-anxiety#.

Sarah Ockwell-Smith, “Changing Attitudes in parenting over the last 150 years,” 14 March 2019, JM Finn. Online at: https://www.jmfinn.com/our-thinking/changing-attitudes-parenting-over-last-150-years/.

King’s College London (2023), ”Parenting Priorities: International Attitudes Towards raising Children”. Online at: https://www.kcl.ac.uk/policy-institute/assets/parenting-priorities.pdf.

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